Alla fermata di Porta Palazzo un uomo vestito con un completo verde scuro e una ventiquattrore a quadri, attendeva il tram. Il tram arrivò con qualche minuto di ritardo e quando si aprirono le porte vi salì prendendo posto in una delle seggiole libere. Il tram si riempì velocemente e una signora con le buste della spesa gli si piazzò difronte, fissandolo. L’uomo la guardò di rimando e per un po’ i due rimasero a osservarsi. La donna sembrava aspettarsi qualcosa. L’uomo non capiva cosa volesse, così si girò dall’altra parte come se nulla fosse. La donna borbottò qualcosa nel suo dialetto e poi corse ad occupare un posto a sedere che nel frattempo si era liberato.

Dopo poche fermate il tram era stracolmo. A fianco a lui una donna si fece spazio con un bambino in braccio e uno per mano. Il bimbo più grande lasciò la mano della madre per afferrare la maniglia che ella gli indicava, sulla seggiola dell’uomo. Dopo pochi minuti, un signore sul tram chiese alla donna se volesse prendere il suo posto ed ella ringraziò facendo sedere il bambino più grande.

L’uomo strinse a sé la sua borsa a quadri e tornò a guardare fuori dal finestrino.

Era un’afosa giornata d’estate e sul tram le signore sventolavano i loro ventagli. Una di esse chiese ad un giovane di aprirle il finestrino e questi dopo un certo sforzo riuscì nell’intento. Anche l’uomo con la borsa a quadri sudava nei suoi abiti invernali ma sembrava non accorgersene. Era intento a fissare la sua ventiquattrore e a stringerla forte, quasi che avesse paura di perderla. Quando scese dal tram si avviò verso un palazzone, suonò il citofono e dopo pochi istanti il portone si aprì. L’ascensore al piano terra era occupato da una ragazza che appena vide l’uomo, fermò le porte per chiedergli se volesse entrare. L’uomo fece cenno di dissenso e salì dieci piani di scale. Una volta arrivato all’appartamento, con il fiatone e ormai gocciolante di sudore, suonò il campanello. Ad aprirgli fu una piccola signora corpulenta che lo invitò ad entrare. La donna gli tolse subito la giacca chiedendogli come potesse non soffrire il caldo con quegli abiti invernali. L’uomo non batté ciglio e la donna si diresse in camera da letto per prendergli degli abiti puliti. Dopo che si fu cambiato, i due si accomodarono in cucina. L’uomo prese la sua borsa a quadri che appoggiò sul tavolo e ne estrasse una busta che porse alla donna.

Ella la aprì e ne tirò fuori una grossa melanzana.

“Questo è per te m-mammina” disse l’uomo con un sorriso.

La madre gli diede un bacio affettuoso ringraziandolo del bellissimo pensiero. Poi andò ai fornelli per lavare e tagliare la melanzana. Iniziò a cucinare friggendo le fette di melanzane tagliate finemente aggiungendo poi la salsa di pomodoro, il prosciutto, il parmigiano grattugiato e un po’ di basilico fresco preso dal balcone. Mentre il figlio la osservava seduto alla tavola, la donna compose una parmigiana a piatto. Dopodiché, apparecchiò la tavola mettendo una tovaglia pulita di fiori scoloriti, due bicchieri di vetro, posate avvolte con cura in un tovagliolo di carta e una brocca d’acqua fresca del rubinetto. Infine, mise in tavola la parmigiana a piatto ed estrasse dal frigo un bricchetto di Tavernello già aperto.

Prima di sedersi, la donna, si ricordò di aver dimenticato di prendere un filoncino di pane. Il figlio iniziò ad agitarsi perché non avevano il pane ma la mamma lo rassicurò subito dicendogli che teneva sempre del pane in cassetta nella dispensa, per ogni emergenza. Dopo aver tostato le fette di pane confezionato, finalmente i due poterono iniziare a mangiare. La mamma fece il segno della croce e il figliò la imitò.

“T-tanti auguri m-mamma”, disse l’uomo prima di addentare la parmigiana. La madre lo ringraziò e i due iniziarono a festeggiare il suo compleanno.

Potrebbe anche interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.