Era solito svegliarsi alle prime luci dell’alba, quella era l’ora in cui ad Amàurea, così Sebastian l’aveva chiamata, la vita riprendeva il suo scorrere.

La mattina i suoi abitanti nascevano e la notte tutti morivano. Così si ripeteva, ogni giorno.

Gli abitanti di Amàurea venivano partoriti da un’unica madre, ogni volta diversa, e appena espulsi dalle sue grosse e polpose viscere pulsanti, si levavano di dosso la bava per immergersi in un grande lago vischioso.

Quando il flusso di neonati riemergeva dal lago, raggiungeva la maturità.

L’istinto guidava le loro vite verso una naturale vocazione. E la città prosperava ogni giorno di più. Ognuno proseguiva l’operato dei predecessori o creava qualcosa di nuovo.

Vi erano statue levigate e dalle forme irregolari, impreziosite da pietre brillanti incastonate; le strade, piastrellate di mosaici colorati, serpeggiavano tra gli edifici, le cui facciate erano scolpite e affrescate con paesaggi e rappresentazioni della vita di Amàurea.

Gli interni erano spogli ed essenziali, poiché non v’era tempo per risiedervi a lungo: la vita era là, fuori dalle mura.

Nessuna insegna ai negozi, né nomi alle vie. Ad Amàurea non si etichettava niente e nessuno.

Ovunque comparivano giardini verdeggianti, con alte fontane di siero del lago, dalle quali bevevano fino all’ebbrezza.

La gente cantava, creava, si divertiva, amava.

Sebastian li osservava ammirato, avevano più loro da insegnare in un giorno che lui nella sua intera vita.

Ogni tanto qualcuno si rilassava distendendosi su un prato, a contemplare la grande sfera azzurra nel cielo, che segnava lo scorrere del loro tempo.

Sapevano che quando calava il buio e quella luce fosse diventata più forte, sarebbe giunta l’ora.

Si fece sera e Sebastian si alzò per cambiare lente di ingrandimento.

Quando tornò a guardare, molti abitanti erano già morti e lui pianse di nuovo, come ogni notte.

Quei piccoli corpi informi, dalla consistenza gelatinosa e trasparente, al cui interno pulsava una piccola sfera luminescente, si spegnevano uno ad uno.

Nella notte di quel giorno, gli abitanti di Amàurea si accasciavano silenziosamente e nel giro di poche ore i loro corpi si dissolsero, lasciando di Amàurea una città vuota.

Sebastian si alzò, asciugandosi le lacrime.

Spense la lampada a led, ormai non c’era più nulla da vedere, e andò in cucina a mangiare un toast al formaggio.

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